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Il panettone milanese: una storia dolcissima!

20 dic

Oggi voglio raccontarvi la storia del panettone. Potevo forse dimenticarmi di parlare del tipico dolce di Natale della mia città? Eh no!!! :D

Il panettone milanese non è che pane arricchito con burro, uova, uvetta, canditi. Un dolce “povero”, insomma. Eppure è entrato nella leggenda. La storia delle sue origini ha più versioni. Le più accreditate sono due. L’unica cosa che hanno in comune è il perché del nome: “pan del Toni”, da cui “panettone”. Ma chi era questo Toni?

Storia del Panettone

Secondo la prima leggenda era il fornaio che abitava di fianco al palazzo di Ughetto degli Atellani, falconiere di Ludovico il Moro. Ughetto era innamorato perdutamente di Adalgisa, la figlia di Toni. Si incontravano ogni notte di nascosto, perché il loro amore sarebbe stato osteggiato: lei era un’umile panettiera, mentre lui era nobile. Per la panetteria, però, gli affari non andavano molto bene. Quando poi il garzone di Toni si ammalò, Adalgisa decise di aiutare suo padre, per cui la notte non poteva più vedersi con Ughetto. Pur di stare vicino alla sua amata, Ughetto si travestì da povero e si fece assumere come garzone da Toni. Ma le cose per la panetteria peggioravano: ne era stata aperta un’altra proprio accanto, che le portava via tutti i clienti. Adalgisa era disperata e Ughetto, pur di non vederla in quelle condizioni, rubò due falchi a Ludovico il Moro e li vendette per comprare del burro. Aveva avuto l’idea di aggiungerlo all’impasto del pane. Fu un successo. Il giorno dopo fuori del negozio c’era la fila per comprare il “pan del Toni”. Il trionfo arrivò con il Natale, quando Ughetto decise di arricchire la ricetta con uova, canditi e uvetta. Grazie a quella nuova ricetta Toni si ritrovò ricco e così Adalgisa e Ughetto poterono sposarsi.

Il Panettone Milanese

La seconda versione della storia del panettone milanese nasce invece nelle cucine di Ludovico Sforza, a Natale. Il cuoco, famosissimo per la sua bravura e per un dolce speciale la cui ricetta segreta si tramandava nella sua famiglia di padre in figlio, stava preparando il banchetto che il Duca offriva ad alcuni prestigiosi ospiti, per festeggiare la Natività. Tutti aspettavano il momento di assaggiare il dolce finale. Ma chi doveva seguire la cottura si dimenticò il dolce nel forno, che finì per bruciarsi. Il cuoco era disperato: il Duca lo avrebbe sicuramente condannato a morte. In suo soccorso venne un povero sguattero, Toni. Aveva tenuto per sé un po’ dell’impasto del dolce, per cucinarselo e mangiarselo alla fine della giornata. Gli propose di prepararlo con gli avanzi che erano rimasti: burro, canditi e uva sultanina. Non avendo altra alternativa, il cuoco seguì il consiglio di Toni. Con sua grande sorpresa, i commensali furono entusiasti di quel dolce improvvisato. Il cuoco confessò che il merito era tutto del Toni. E da quella volta Ludovico Sforza volle che il “pan del Toni” fosse preparato ad ogni banchetto di Natale e presto l’usanza si diffuse in tutta Milano.

Secondo un’antica usanza milanese, a Natale bisognava cucinare tre panettoni. Quando erano cotti, il capofamiglia faceva una croce in cima con un coltello, come segno benaugurante per il nuovo anno. I dolci venivano mangiati di fronte a un camino, dove era stato acceso un grosso ceppo. Era appunto la “cerimonia del ceppo”, durante la quale il capofamiglia beveva un sorso da un bicchiere di vino, ne versava un po’ nel ceppo e poi lo passava ai famigliari perché lo bevessero. Infine gettava una moneta sul fuoco e ne distribuiva una a ogni familiare. Dei tre panettoni, una grossa fetta veniva messa da parte e conservata fino al Natale successivo, perché aveva il potere di tenere  la sfortuna lontano dalla casa.

Oggi giornata di leggende eheheheh!

Quindi… buon panettone a tutti voi (e non ditemi che preferite il pandoro…)! :D

 

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