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Archive for the ‘Cosa vedere a Milano’ Category

In giro a Milano: i luoghi d’interesse di Milano in infografica

30 giu

L’infografica di Radisson BLU offre un colpo d’occhio sui principali luoghi di interesse di Milano e costituisce uno strumento utile per chi vuole vivere la città e scoprire tutte le sue sfumature.

Da Piazza Duomo al Cenacolo di Leonardo, da via Montenapoleone ai Navigli, in questa infografica si possono trovare tutte le tappe fondamentali per conoscere meglio questa metropoli e costruire un percorso per esplorare i luoghi storici, culturali, economici e artistici milanesi.

Suggerimenti dedicati sia ai turisti che non vogliono perdersi nessuno dei principali luoghi di interesse, ma anche utili a coloro che si trovano in città per lavoro o per qualche evento particolare e vogliono conoscere le attrazioni più importanti della zona.

Milano è così ricca di stimoli, che sarà difficile per i visitatori esserne delusi!

Chi ama la storia e l’arte potrà scoprire luoghi di grande rilevanza culturale, quali il Castello Sforzesco, il quartiere Brera e la chiesa di Santa Maria delle Grazie; chi preferisce rilassarsi potrà scegliere tra un happy hour in zona Navigli oppure una passeggiata nell’incredibile area naturale offerta dal Parco Sempione e per chi desidera dedicarsi allo shopping, può visitare i negozi racchiusi nel Quadrilatero della Moda.

> Visita Radisson Blu

A tutti però consigliamo almeno una visita nel cuore di Milano: piazza Duomo, punto di riferimento per tutti i cittadini e turisti, la magnifica Galleria Vittorio Emanuele II e il Teatro della Scala sono i luoghi simbolo della città e sono punto di partenza ideale per partire alla scoperta di Milano.

Infografica milano radisson

 

Il Castello Sforzesco di Milano

14 mag

Oggi voglio fare un post-documentario e parlare della storia del Castello Sforzesco! :D

La storia di uno dei simboli di Milano inizia nel 1360 quando Galeazzo II Visconti, che si spartiva il dominio di Milano con il fratello Bernabò, fece costruire una fortificazione a cavallo delle mura della città, il Castello di Porta Giovia, così chiamato perché inglobava la vecchia porta che portava appunto quel nome. Il castello fu poi ampliato dai suoi successori fino a diventare un edificio a pianta quadrata, con 4 torri agli angoli, i lati lunghi 200 metri e i muri perimetrali spessi sette metri.

Alla caduta della dinastia viscontea, il Castello fu demolito dalla neonata Repubblica Ambrosiana e le sue pietre furono utilizzate per rinforzare le mura della città. Sconfitta la Repubblica, Francesco I Sforza prese il potere e fece ricostruire la fortezza, per farne poi la sua residenza. I lavori furono poi continuati da Galeazzo Sforza.

Storia Castello Sforzesco

Con Ludovico il Moro, il Castello fu trasformato in un’opera magnifica, alla cui realizzazione contribuirono artisti come Leonardo da Vinci, Bernardino Zenale e il Bramante. In seguito però l’edificio fu più volte danneggiato, in diverse occasioni di guerra, dagli attacchi dei Francesi e dei Tedeschi e, per questo, fu aggiunto un nuovo baluardo. Nel 1521 un soldato francese fece saltare in aria la Torre del Filarete. Fu Francesco II Sforza a ristrutturare la fortezza e ad abbellirla in maniera sontuosa nella parte adibita a dimora della moglie Cristina di Danimarca.

La storia del Castello Sforzesco prosegue con il passaggio di Milano agli Spagnoli, quando perse la funzione di dimora signorile per diventare il fulcro della nuova cittadella militare, una delle più grandi d’Europa, dove risiedevano dai 1000 ai 3000 soldati e fu costruito un nuovo sistema di difesa a pianta esagonale. Le difese esterne raggiunsero così la lunghezza complessiva di 3 km e coprivano un’area di circa 25,9 ettari.

Il Castello rischiò la demolizione nel 1796 quando, con l’arrivo di Napoleone, la popolazione chiese di abbattere la fortezza, simbolo della tirannide. A partire dal 1801, di fronte ai cittadini esultanti, furono abbattute solo in parte le torri laterali e completamente i bastioni spagnoli, esterni al palazzo sforzesco.

Con l’annessione di Milano all’Austria, il Castello fu arricchito di cortine, passaggi, prigioni e fossati. Fu dalle sue mura che il maresciallo Radetzky ordinerà di bombardare i milanesi in rivolta durante le Cinque Giornate del 1848. Quando gli austriaci furono costretti ad abbandonare la città, i milanesi smantellarono parte delle difese.

Verso la fine dell’Ottocento l’architetto Luca Beltrami fu incaricato di realizzare un profondo restauro, terminato nel 1905. Si trattò, di fatto, di una ricostruzione, con l’obiettivo di far tornare il Castello Sforzesco alle forme che aveva durante la signoria degli Sforza.

Nella vecchia piazza d’armi venne realizzato il nuovo polmone verde cittadino, il Parco Sempione. Dopo i danneggiamenti della Seconda Guerra Mondiale, furono apportate nel tempo ulteriori ristrutturazioni e rimaneggiamenti, l’ultimo dei quali si è concluso nel 2005 con il restauro di sale e cortili.

Attualmente il Castello ospita numerose e importanti istituzioni di arte e cultura come la Pinacoteca, il Museo d’Arte Antica, il Museo Egizio, il Museo degli Strumenti Musicali.

Se volete visitare il Castello Sforzesco ecco due post che avevo dedicato alle visite guidate al Castello Sforzesco e alle visite speciali!

 

Milano in bicicletta

09 mag

Milano in Bicicletta ItinerariQuando posso, mi piace girare il centro di Milano in bicicletta. Io amo girare a casaccio :P ma se volete scoprire Milano in bicicletta seguendo degli itinerari potete farlo!

Nonostante le apparenze, infatti, Milano offre molte aree verdi e oasi tranquille da girare comodamente in bici, magari in una bella giornata di sole, senza aspettare le domeniche a piedi di Milano.

Grazie al servizio BikeMi, dell’ATM di Milano, si può noleggiare ovunque una bicicletta. Basta semplicemente abbonarsi e si hanno a disposizione, in numerosi punti strategici della città, diverse stazioni di noleggio.

I percorsi in bici a Milano che vi suggerisco iniziano dai Giardini di Porta Venezia. Seguendo le piste ciclabili al suo interno, si possono ammirare tigli, magnolie, salici e faggi, si percorrono viottoli di ghiaia, si sale su ponticelli di legno e si passa vicino a piccole cascate. Se avete tempo, potete fare tappa al Planetario e al Museo di Storia Naturale. Usciti dai Giardini di Porta Venezia, potete proseguire per quelli di Villa Reale, i primi giardini “all’inglese” in Italia, che però – purtroppo – potete solamente guardare da lontano, perché qui si entra solo se si è accompagnati da un bambino minore di 12 anni.

Da Villa Reale potete poi prendere via Senato Marina e, attraversando il centro verso il Castello Sforzesco, arriverete all’ingresso di Parco Sempione, il cuore verde della città. Qui potete girare tra laghetti e prati e approfittarne per vistare la Triennale, salire sulla Torre Branca, da dove avrete una bellissima vista su tutta Milano e, infine, fermarvi a riposare in qualcuno dei tanti bar all’aperto.

Quella è solo una proposta tra i tanti percorsi bici di Milano ma Milano in bicicletta offre tanti altri itinerari diversi, spesso protetti da circuiti riservati alle piste ciclabili.

 

Hangar Bicocca a Milano

10 apr

Oggi voglio parlarvi dell’Hangar Bicocca poiché non tutti sanno cosa sia!

Già ve ne avevo parlato quando, a novembre, sono salita su On Space Time Foam, l’installazione artistica di Tomás Saraceno ospitata proprio all’interno dell’Hangar Bicocca, il quale, oltre alla qualità delle proposte artistiche che presenta, ha anche il merito di offrire gratuitamente mostre e servizi al pubblico.

Nato nel 2004 per iniziativa della Regione Lombardia e di Pirelli &C., l’Hangar Bicocca è sorto sugli spazi di un vecchio stabilimento dell’Ansaldo-Breda ed è divenuto oggi uno dei più importanti riferimenti milanesi per le discipline artistiche visive e performative.

Hangar Bicocca

Le mostre dell’Hangar Bicocca si distinguono per il loro carattere fortemente orientato alla ricerca e alla sperimentazione e per i progetti site specific, pensati e allestiti appositamente per le strutture particolarissime dell’Hangar. Alcune sono temporanee mentre altre sono permanenti.

La ristrutturazione del 2012 ha reso disponibili nuovi spazi e nuovi servizi come, ad esempio, un’area polifunzionale che, oltre a servire per incontri, dibattiti e consultazione di riviste, libri e cataloghi, viene utilizzata anche come sala proiezione per rassegne d’autore.

Tra le mostre all’Hangar Bicocca, vi segnalo quella in corso, Primitive, dell’artista e filmaker thailandese Apichatpong Weerasethakul, in programma fino al 28 aprile. Con questo progetto, iniziato nel 2009, il regista rielabora la storia di Nabua, un villaggio nel nord della Thailandia oggetto di tragiche repressioni da parte dell’esercito di stato tra gli anni ’60 e ’80 del Novecento. La storia è stata reinterpretata anche coinvolgendo in un lavoro artistico alcuni giovani del luogo, nipoti dei dissidenti di un tempo.

Tra le mostre permanenti invece io sono rimasta colpita da I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, realizzata proprio per l’Hangar nel 2004, che presenta sette torri, del peso di 90 tonnellate ciascuna, che hanno altezze variabili tra i 14 e i 18 metri e che sono state realizzate in cemento armato utilizzando come elementi costruttivi dei moduli ottenuti dai container.

Mostre Hangar Bicocca

I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer

 

L’Hangar Bicocca si trova in via Chiese 2 a Milano, all’interno del quartiere Bicocca da cui ha preso il nome. Io vi consiglio di visitarlo almeno una volta! :)

Per informazioni su attività, eventi e orari, consultate il sito dell’Hangar Bicocca.

 

Navigare i Navigli

01 mar

Come vi avevo anticipato in un post precedente, oggi vi parlo della navigazione del Naviglio. Se volete passare una giornata in relax, una crociera sui Navigli è sicuramente un’idea originale per allontanarsi dal caos cittadino!

La possibilità di navigare i Navigli consente di vedere la città da un punto di vista diverso, quello delle acque, e di scoprire tradizioni e bellezze artistiche del territorio che normalmente ci sfuggono o non possiamo vedere. Ma, naturalmente, una crociera sui Navigli permette anche di addentrarsi nei paesaggi lombardi più caratteristici e di raggiungere oasi e percorsi naturalistici per bellissime escursioni a piedi o con le biciclette (e, in certi casi, anche con la carrozza!).

Navigare i Navigli

Si può infatti arrivare fino al Parco del Ticino, oppure al Parco Adda Nord, un sistema naturalistico di aree protette, ricco di colline, laghetti e fitta vegetazione, oltre che di preziose testimonianze storico-architettoniche del passato, in particolare del Settecento, e anche di notevoli esempi di archeologia industriale.

Di grande interesse è anche il Parco Agricolo di Milano, cuore di una rete idrica fondamentale per l’agricoltura e per gli ecosistemi naturalistici locali. Oltre a passeggiare per boschi, oasi e parchi, potrete ammirare antichi palazzi, pievi, castelli, complessi agricoli fortificati e le tipiche cascine a corte della tradizione milanese.

Si possono fare crociere di qualche ora o anche di una giornata intera. Gli itinerari sono cinque: Linea delle Conche, Linea dei Fontanili e degli Aironi di Milano, Linea delle Delizie, Linea dell’Ecomuseo e Linea Parco del Ticino.

Per prenotazioni e informazioni su modalità e organizzazione delle crociere visitate il sito Navigli Lombardi o il portale del Turismo di Milano.

 

La storia dei Navigli di Milano

21 feb

A me piace tantissimo andare a passeggiare lungo i Navigli di Milano e fare l’aperitivo in uno dei tanti locali che si affollano lungo le banchine. Questa parte di città è sempre piena di vita e permette ancora di scoprire alcuni angoli caratteristici e ricchi di fascino.

I Navigli di Milano

La storia dei Navigli di Milano inizia nel XII secolo. Milano era allora una città d’acqua e l’idea fu quella di realizzare una rete di canali che dovevano servire come opera difensiva e per irrigare vaste aree agricole. In seguito furono trasformati in vie di comunicazione navigabili.

Quando raggiunse il suo massimo sviluppo, il sistema dei Navigli consentiva di collegare Milano al Lago Maggiore, a quello di Como e al basso Ticino, aprendo alla città le vie della Svizzera e dell’Europa nordoccidentale, dei Grigioni e dell’Europa nordorientale e, infine, la via verso il mare, attraverso il Po.

I Navigli di Milano erano cinque: Grande, Pavese, la Martesana, Paderno, Bereguardo. A fare da cerniera di collegamento tra questi cinque canali c’era la fossa interna o Cerchia dei Navigli, che però è stata interrata nel 1928.

Il primo canale, il Ticinello, fu inaugurato nel 1179. Misurava cinquanta chilometri. Da qui prese avvio la realizzazione del Naviglio Grande, che parte da Tornavento, sul Ticino, passa da Abbiategrasso e arriva alla darsena di Porta Ticinese. All’inizio aveva solo una funzione difensiva e irrigua e non era navigabile. Lo divenne nel 1272. Nel 1457, sotto Francesco Sforza, iniziò la costruzione della Martesana e subito dopo quella di Bereguardo. Dopo soli 35 anni Milano poteva contare su una rete di canali lunga 90 chilometri.

Nel 1482 Ludovico il Moro incaricò Leonardo da Vinci di studiare un sistema di chiuse e di navigazione, con l’ambizioso progetto di collegare l’Adda e il Lago di Como a Milano e, da qui, al Ticino. Le sue soluzioni geniali, che dovevano servire a superare grandi dislivelli, sono esposte oggi nel Museo dei Navigli.

Il progetto era veramente ardito per l’epoca e ci vollero altri due secoli per realizzare il Naviglio di Paderno. Nel 1805, sotto Napoleone, fu costruito il Naviglio Pavese, per il collegamento a Pavia. Finalmente la via al mare, come da sempre sognavano i milanesi, era aperta.

Per secoli i Navigli sono stati usati per trasportare merci e persone. I marmi della Val d’Ossola, utilizzati per decorare il Duomo, sono passati lungo le loro acque. Poi, nella seconda metà dell’Ottocento, la concorrenza della ferrovia e delle tramvie portò rapidamente a soppiantare la navigazione fluviale con il trasporto via ferro. Solo la Martesana rimase attiva per tutto l’Ottocento.

Quindi arrivò l’epoca delle automobili e alcuni Navigli furono coperti per far posto alle strade. Quelli rimasti entrarono in uno stato di abbandono, diventando discariche a cielo aperto o acque che raccoglievano gli scarichi inquinanti delle industrie. Sopravvissero solo il Naviglio Grande e la Martesana, anche se in condizioni sempre più compromesse.

Nel 1980 iniziò il progetto di recupero e di rivitalizzazione che ha portato Milano a riappropriarsi di una parte importantissima della sua storia, trasformando la zona dei Navigli in una delle più vive della città.

A proposito: lo sapete che è possibile navigare i Navigli e percorrere splendidi itinerari naturalistici? Ma di questo parleremo un’altra volta! :)

Se questa breve storia dei Navigli di Milano ti è piaciuta, condividila con i tuoi amici su facebook! ;)

 

La storia del Teatro alla Scala di Milano

18 feb

Continuando sulla scia dei post su cosa vedere nella mia città, oggi voglio parlare del Teatro alla Scala di Milano: sul suo palcoscenico sono passati i più grandi musicisti, cantanti e direttori d’orchestra della storia e per questo viene considerato tra i massimi templi mondiali della musica e dell’opera.

Teatro alla Scala Milano

La storia della Scala di Milano inizia nel 1776 quando un incendio distrusse il Regio Ducal Teatro, ospitato nel cortile di Palazzo Reale. Un decreto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria affidò a Giuseppe Piermarini l’incarico di costruirne uno nuovo. Il luogo prescelto fu quello della Chiesa di Santa Maria alla Scala, che fu demolita per fare posto al teatro. Il Piermarini, per il suo progetto, si ispirò alla Reggia di Caserta. Il Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala fu inaugurato il 3 agosto 1778 con la prima assoluta de L’Europa Riconosciuta di Salieri.

La costruzione del teatro fu finanziata da un gruppo di famiglie milanesi che continuavano a sostenerlo e ne detenevano la proprietà attraverso le quote dei palchi. A quel tempo il teatro era usato non solo come luogo di spettacolo, ma anche per gestire la propria vita sociale. I proprietari dei palchi vi ospitavano invitati, mangiavano e, nel ridotto, giocavano d’azzardo. Tutto questo mentre sul palco si svolgevano gli spettacoli. Il che lascia capire con quale attenzione venissero seguiti!

Le prime stagioni del Teatro alla Scala di Milano, fino agli anni Venti dell’800, videro rappresentate le opere dei migliori compositori dell’epocaNel 1839 iniziò la stagione di Verdi, che però dal 1945, per vent’anni, non presenterà più opere al Teatro alla Scala a causa dei suoi contrasti con gli impresari che non venivano incontro alle sue richieste.

Nel 1898 la Scala di Milano divenne una Società Anonima presieduta da Guido Visconti di Modrone. La direzione artistica fu affidata ad Arturo Toscanini, che portò Wagner, Berlioz ma anche compositori contemporanei come Mascagni e Boito.

Storia della Scala di Milano

Nel 1920, grazie alla rinuncia del diritto di proprietà sia da parte dei palchettisti che del Comune, venne fondato l’Ente Autonomo Teatro alla Scala e fu costituita l’Orchestra del Teatro alla Scala, formata da musicisti selezionati con criteri rigorosissimi e assunti a tempo indeterminato. Alla direzione musicale tornò ancora Toscanini. Nel 1929 il governo fascista si assunse il potere di nomina del Presidente dell’Ente. Per questa ragione, e per essere stato schiaffeggiato dopo il rifiuto a suonare Giovinezza, Toscanini rinunciò nuovamente all’incarico e si trasferì a New York.

Nell’agosto del 1943 la Scala fu demolita in buona parte da un bombardamento. La ricostruzione fu avviata subito e terminò nell’immediato dopoguerra, nel 1946. L’inaugurazione della nuova sala fu affidata a Toscanini, che fu accolto trionfalmente, e il “Concerto della Ricostruzione” rimase nella storia di Milano. Gli anni ’50 vanno ricordati per il pubblico diviso tra i partigiani della Callas e della Tebaldi e per il debutto di Herbert Von Karajan.

Nel 1967 il Teatro alla Scala di Milano diventa, per volere dello stato italiano, Ente Lirico Autonomo, con un sovrintendente nominato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 1986 arriva Riccardo Muti che promuoverà riscoperte di autori come Cherubini e Willibald, con regie di ricerca e di rinnovamento.

Nel 1996 una legge dello Stato italiano ha trasformato l’Ente Autonomo nella Fondazione Teatro alla Scala, una fondazione di diritto privato senza scopo di lucro. Tra il 2002 e il 2004 il Teatro è stato profondamente ristrutturato con un progetto innovativo dell’architetto Mario Botta. Per l’inaugurazione Riccardo Muti ha voluto riportare sul palcoscenico L’Europa Riconosciuta di Antonio Salieri, che aveva inaugurato il Teatro nel 1776. Attualmente la sovrintendenza è affidata a Stéphane Lissner e la direzione musicale a Daniel Barenboim, che è anche direttore dell’Opera di Stato di Berlino.

Per maggiori informazioni visitate il sito del Teatro alla Scala di Milano.

 

Il Museo Poldi Pezzoli

06 feb

Il Museo Poldi Pezzoli, situato in via Manzoni 12, fa parte del circuito delle Case Museo di Milano, di cui vi ho già parlato in altri post.

Ma non solo! Infatti è una delle più importanti case museo d’Europa ed è riconosciuto dallo Stato Italiano come istituto culturale di importanza nazionale per la sua collezione davvero unica di arti decorative: 3000 pezzi di straordinaria fattura tra armi, porcellane, vetri, tessili, orologi e oreficerie.

Museo Poldi Pezzoli

La sua nascita risale al 1881 quando Gian Giacomo Poldi Pezzoli, prima di morire, lasciò disposizione nel testamento che la casa e tutte le opere contenute diventassero una Fondazione Artistica regolata dalle stesse norme dell’Accademia di Brera.

Il Museo Poldi Pezzoli è poi cresciuto negli anni, grazie a ricche e numerose donazioni. Dal 1898 fino alla Seconda Guerra Mondiale è stato diretto dalla Presidenza di Brera. Nel 1939 venne chiuso a causa del conflitto bellico e le opere vennero messe al sicuro. Nel 1943 venne distrutto da un bombardamento che fece crollare in modo irreparabile i tetti, i lucernari, gli stucchi e gli intagli lignei. Dal 1946 al 1951 il palazzo venne restaurato e, grazie ad un’attenta ricostruzione filologica, vennero recuperate le parti meno danneggiate.

Il nucleo centrale è costituito dalla  superba collezione d’arte che nel corso della sua vita Poldi Pezzoli aveva raccolto riunendo nel palazzo di famiglia trecento capolavori dal XIV al XVIII secolo, tra cui alcune opere di Pollaiolo, Botticelli, Giovanni Bellini, Mantegna, Piero della Francesca, Tiepolo e Guardi. Solo a leggere questi nomi si può capire perché valga davvero la pena di visitare il Museo!

Il museo è spesso sede di mostre e proprio in questo periodo, fino al 25 febbraio, vi è in programma la mostra Giovanni Bellini. Dall’icona alla storiaL’esposizione mette a confronto l’evoluzione iconografica della Pietà nella produzione giovanile di Bellini attraverso il confronto di quattro capolavori dell’artista conservati al Museo Poldi Pezzoli, all’Accademia Carrara di Bergamo, al Museo Correr di Venezia e al Museo della Città di Rimini.

Per maggiori informazioni visitate il sito del Museo Poldi Pezzoli.

 

Milano dall’alto: salire sul Grattacielo Pirelli

30 gen

Volete vedere Milano dall’alto? Avete due modi: salire sul Duomo oppure su un altro celebre simbolo della città: il Grattacielo Pirelli!

Sapete che è infatti possibile visitare il Pirellone (come da sempre lo chiamano i milanesi)? :D

Visitare il Pirellone

Il grattacielo ideato da Gio Ponti nel 1950, simbolo del razionalismo italiano, è considerato uno dei più importanti esempi dell’architettura contemporanea. Iniziato nel 1953 fu ultimato nel 1960 e raggiunge l’altezza di 127 metri.

La tradizione voleva che nessun edificio di Milano potesse superare la Madonnina del Duomo (situata a 109 metri di altezza). La regola era diventata addirittura norma comunale negli anni ’30 del secolo scorso. Allora, in segno di rispetto per la tradizione violata, fu realizzata e posata sulla sommità del grattacielo una copia più piccola della Madonnina!

Il progetto del Grattacielo Pirelli rispetta gli ideali architettonici di Gio Ponti, secondo il quale “l’architettura è un cristallo”. La struttura di cemento armato, formata da quattro grandi piloni visibili anche all’esterno, contiene le facciate in vetro e acciaio e conferisce all’edificio un rigore geometrico, trasparente e essenziale.

Il Pirellone svetta sul lato sud ovest di piazza Duca d’Aosta, appena fuori della Stazione Centrale e fu costruito su un’area dismessa della Pirelli per fare posto alla sede direzionale del gruppo. Nel 1978 è stato acquistato dalla Regione Lombardia per ospitare gli uffici del Consiglio e della Giunta Regionale ma dal 2010 la Giunta si è spostata poco lontano, nel Palazzo Lombardia.

Le visite al Grattacielo Pirelli consentono di conoscere, attraverso percorsi guidati, la storia dell’architettura contemporanea e del ‘900, nonché di osservare da vicino come funziona la macchina amministrativa regionale. E, naturalmente, di ammirare i panorami milanesi!

Le visite sono su prenotazione, basta contattare info@operadartemilano.it o telefonare allo 02.45487400.

Per maggiori informazioni visitate il sito della Regione Lombardia.

 

La Villa Necchi Campiglio

29 gen

Continuiamo a parlare del circuito delle Case Museo di Milano con la terza della lista: la Villa Necchi Campiglio.

Consiglio davvero a tutti voi di andarle a visitare perché queste case custodiscono patrimoni inestimabili della cultura e della vita artistica del nostro Paese, grazie ai lasciti e alle donazioni che trovano posto nelle loro sale.

La Villa Necchi Campiglio, situata in via Mozart, è stata realizzata da Piero Portaluppi tra il 1932 e il 1935 per Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi e sua cognata Nedda, che nel 2001 l’hanno donata al Fai.

Villa Necchi Campiglio

Entrare in questa villa è come entrare nella storia dell’alta borghesia lombarda del ‘900. Architettura, arti decorative, arredi e collezioni ci restituiscono stili di vita, modelli culturali, quotidianità di una famiglia che, nella sua tipicità, ben rappresenta una fascia sociale ed economica elevata, che nel bene e nel male ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della storia italiana.

Due importanti collezioni arricchiscono la visita: la raccolta di opere d’arte del primo ‘900 di Claudia Gian Ferrari e quella di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero De’ Micheli.

La visita alla villa è possibile tutto l’anno da mercoledì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 18.00, con accompagnamento della guida e fino ad esaurimento posti.

Case Museo Milano

A proposito, lo sapete che con la Casemuseocard potete visitare tutte le case museo con un biglietto unico da 15€?

Per maggiori informazioni visitate il sito di Villa Necchi Campiglio.